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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Oggetti senza lustro

Un po’ me lo aspetto, un po’ trasecolo quando leggo articoli come la recensione di Nexus 10 di Ars Technica con la nuova versione leccalecca di Android.

Si leggono titoli di paragrafo come widescreen sprecato. Racconti di un’interfaccia nella quale l’uso portrait (aggeggio in verticale) è scoraggiato eppure le icone vengono raggruppate nella parte centrale dello schermo. Lontano dai lati, lontano dagli angoli, lontano dai pollici.

Vedo espressioni come blown-up phone, telefono espanso: su un apparecchio da dieci pollici di schermo l’interfaccia tende a essere quella usata sugli schermi da cinque pollici (non inganni l’aritmetica apparente: sono schermi molto, molto più piccoli). Si mostrano schermate dove lo spazio bianco buttato via e inutile giganteggia. Nel capoverso finale spicca questo commento:

È che ci sono poche ragioni per usare una tavoletta Android con uno schermo così grande, e se Google non ha voglia di fare funzionare al meglio il suo sistema operativo e le sue applicazioni riprogettate, perché dovrebbe importare agli altri sviluppatori?

Stanno per compiersi cinque anni dal primo annuncio di iPad. Un lustro e ancora, sull’altra faccia della Luna, non si curano di realizzare software veramente concepito per l’hardware su cui deve girare. Le motivazioni per l’acquisto di un apparecchio Android – a parte la solita – invece che chiarirsi man mano, mi sono sempre più oscure.