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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

L’angolo arrotondato della lettura

Da poco papà inizio a pormi domande più pragmatiche su come quando e perché esporre i piccoli alla tecnologia e già mi chiedo se il venerabile iPad di prima generazione che abbiamo in casa durerà abbastanza da diventare il primo strumento elettronico di Lidia.

Intanto leggo di un test che sembra affidabile e mostra come bambini di tre anni, sollecitati mediante un iPad, mostrino progressi misurabili nelle capacità di lettura rispetto ai metodi convenzionali.

Ovvio che nessuno stia sostenendo l’obbligatorietà di iPad, il suo uso esclusivo rispetto ad altri strumenti, l’utilizzo per ventiquattro ore al giorno o il beneficio assoluto dell’oggetto a prescindere che venga usato bene o male (sono obiezioni tipiche di questi dibattiti e somigliano a straw man argument: metti in bocca all’avversario un’assurdità e contraddici quella, invece di ciò che è stato veramente detto).

Sostengo invece che gli strumenti digitali, per il tempo adeguato e nel modo giusto, sono oggi indispensabili per crescere un bambino al massimo delle sue possibilità, proprio come quarant’anni fa i libri. Sembra ovvio, non lo è: le tavolette dagli angoli arrotondati sono ancora viste in moltissime situazioni come demoniache a priori, prima ancora di provare, toccare, sperimentare.