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Tasse sulla scuola

Nel 2012 il distretto scolastico unificato di Coachella Valley in California ha approvato una Mobile Learning Initiative, che prevedeva tasse per raccogliere venti milioni di dollari allo scopo di dare un iPad in mano a ogni studente e professore, circondato (l’iPad, lo studente, il professore) di tutto quello che serve per fare veramente la differenza.

Nell’anno scolastico appena concluso, dei circa ventimila iPad dispiegati solo “sei o sette” sono stati dichiarati persi o rubati. Circa dieci ragazzi hanno ricevuto provvedimenti disciplinari per avere aggirato il filtro sui contenuti proibiti.

Sei o sette, circa dieci, su ventimila. Un bel risultato.

L’articolo prosegue con un’altra considerazione, più difficile da leggere altrove: ventimila iPad che chiedono Wi-Fi necessitano di un gran lavoro di adeguamento dell’infrastruttura.

Il punto tuttavia non era questo, o forse sì. Per portare ventimila iPad nella scuola italiana e fare a tutti la banda necessaria, con insegnanti preparati e attenzione ai contenuti per gli studenti, sarei disposto a pagare la mia quota di tasse.

Invece, la Siae che accresce gli incassi del centocinquanta percento grazie a (esempio) quattro euro in più sullo smartphone mi fa provare un fastidio fisico, anche se sono quattro euro. La scuola, quei soldi, non la vedranno mai.