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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Colpa di Edo

Ho scritto di getto le righe che seguono, a proposito di OS X 10.10 Yosemite, in una mailing list.

Edo ha espresso la speranza che io le pubblicassi in questa sede.

Così si sa di chi è la colpa! Ecco le righe.

A me è sembrato il migliore [keynote] degli ultimi anni: nessun bisogno di tirare in ballo hardware per riempire, un sacco di carne al fuoco su tutti i fronti e dalla prima impressione non sono promesse al vapore. Ho installato la Developer Preview di Yosemite e alla primissima occhiata è a livello di quella di Mavericks, con qualche problema ma ragionevolmente stabile. Ho provato a lavorarci per una giornata – montata su disco esterno però – e tutto è filato liscio.

Non sono ancora in grado di dare giudizi. Come tutti i cambiamenti di design, ho trovato indigesto per un’ora il cambio di font di sistema, poi non me ne sono più accorto. Probabilmente con schermi di scarsa risoluzione non è la scelta ottimale. Probabilmente sugli schermi Retina è stupendo. Con un MacBook Pro 17”, mi trovo in mezzo.

iCloud dà accesso ai file indipendente dall’applicazione e questo era quanto molti chiedevano. È arrivato. La soglia gratis è rimasta a cinque gigabyte ma per averne venti si pagano 99 centesimi di dollaro al mese. Quindi in Italia saranno tra i dieci e i dodici euro l’anno. Per uno che lavora e ne ha davvero bisogno, è la cifra di un caffè al mese.

Le cose che mi sono rimaste in mente dopo il keynote sono la personalizzabilità delle notifiche, comprese le estensioni indipendenti, e Continuity. Suona il telefono in borsa e rispondi dal Mac sulla scrivania, lasci a mezzo la mail su Mac per andare a prendere il treno e sul treno completi la mail da iPhone, esattamente da dove l’hai lasciata. È il primo passo dell’indipendenza finale da quello che hai davanti, a privilegiare i tuoi dati e le tue informazioni, non più se si tratti di un laptop, ultrabook, netbook, tablet, smartphone, phablet, smartwatch, wearable e la prossima sigla da infilare sulla bocca di tutti. Questo è un passo avanti, un grosso passo avanti.

Mi scoccia l’uso di Bing dove non si può scegliere. Dove si può scegliere, si può avere la privacy di ricerca, grazie a DuckDuckGo.

Già che c’erano, hanno presentato un nuovo linguaggio di programmazione.

La direzione è chiaramente basta che sia Apple e poi che sia Mac, iPhone, iPad, iPod e domani chissà che altro, scegli tu. Mi piace un mondo.