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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Sottofondo virtuale

Facendo mille cose nella giornata mi sono trovato distrattamente tra le mani una immagine disco di FreeBSD 10 scaricata nell’entusiasmo dell’annuncio.

Tra la cosa 32 e la cosa 33 ho fatto anche partire VirtualBox e ho chiesto la creazione di una macchina virtuale, pensando che alla prima difficoltà avrei buttato via tutto per mancanza di tempo.

Nessuna difficoltà, pochi minuti e tutto è finito nel migliore dei modi. L’immagine disco era quella minimo indispensabile, priva di interfaccia grafica e a dire il vero praticamente di tutto fuori dall’installazione.

Ho provato il nuovo installatore di pacchetti con emacs e pioneers (Catan in ambiente open source), nient’altro; nel frattempo incombeva la cosa 34.

Partire così da zero è straniante ed emozionante. Sembra di vedere il barone di Münchausen che si tira per i capelli e così riesce a uscire da una palude. Caricare la più piccola utility dipende da decine, centinaia di altri mattoni software, che messi insieme fanno la forza di Unix.

Il tutto nella finestra piccola di VirtualBox: un sistema che nasce mentre si lavora nello schermo grande. Poco più di una dimostrazione tecnologica, ma proverò a sfruttare l’indubbio vantaggio di poter consultare la documentazione su Mac e applicare i comandi allo schermo virtualizzato per imparare qualcosa.

Se ci sono richieste, posso provare. I miei skill sono limitati e chiedo pazienza.