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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Quarantamila Mac in ufficio

Nelle aziende vecchio stile si trova ancora qualche dirigente che vent’anni fa è entrato in ibernazione e, quando arrivano i primi caldi, scongelandosi borbotta che il Mac non è un computer professionale, non è business, non è standard e via così.

Naturalmente, parlando di ditte che usano Mac, una certa Apple naviga attorno ai settantamila dipendenti, vale cinquecento miliardi di dollari sul mercato azionario, ne fattura quest’anno tipo centocinquanta e insomma pare che con i Mac possa anche riuscire a combinare qualcosa.

L’osservazione viene presa come di parte, però; Apple riesce a operare professionalmente con i Mac poiché li vende. Quindi adopererà sicuramente qualche trucco per fare sembrare cose che non sono.

Parliamo allora di un’altra aziendina: Google. La quale utilizza oltre quarantamila Mac, corrispondenti a quasi il 100 percento dei dipendenti; in Google, se qualcuno vuole usare Windows, deve presentare motivazioni specifiche e dimostrare che ne ha veramente bisogno.

L’uso dei Mac in Google è talmente pervasivo che un gruppo di sette ingegneri ha sviluppato una serie di applicazioni interne per l’ammininistrazione di tutti questi computer, per bypassare gli strumenti software di Apple come OS X Server e Apple Remote Desktop, ritenuti non all’altezza delle esigenze.

L’intera storia è stata recentemente raccontata dai protagonisti durante il convegno Lisa ’13 ed è consultabile in forma di una bizzarra ma efficace videopresentazione. I primi dieci minuti fanno pensare che niente funzioni, ma pazientando c’è tutto.

La prossima volta che Mac viene fatto passare come uno strumento inadatto all’azienda, si può dire Google fattura cinquanta miliardi l’anno usando quarantamila Mac. Noi…?