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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Un metro severo

Iljitsch van Beijnum ha pubblicato su Ars Technica una severa, lunga e centrata recensione della suite di produttività precedentemente nota come iWork.

A parte il merito del pezzo, ha individuato con precisione lo scopo di Apple nel realizzare la riscrittura di Keynote/Numbers/Pages a prezzo di perdere – in qualche caso momentaneamente – funzioni per strada:

Ciò che Apple sembrava volere era l’unificazione del formato dei file e dei motori di rappresentazione del contenuto, in modo che versioni diverse delle app potessero lavorare sui file in modo non distruttivo [pienamente leggibile dalla stessa app su un apparecchio diverso o nel browser]. Le versioni iOS e web mostrano la formattazione anche ove manchino dei controlli per modificarla. Apple è stata attenta a lavorare in modo che una versione meno capace della stessa app non rovini la formattazione.

Intanto è arrivato il primo aggiornamento, che non conta perché tempi alla mano era palesemente in lavorazione da tempo e non può tenere conto di alcun feedback. Che ho lasciato presso Apple per la seconda volta rispetto al conteggio caratteri di Pages, ancora orfano degli spazi e di conseguenza contronatura.