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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Un uomo, una parallasse

Bellissimo l’articolo di Marco Tabini su Macworld.com dedicato alla tecnologia che sta dietro l’effetto parallasse di iOS 7, su tutti gli schermi per l’autunno, a parafrasare i lanci cinematografici.

Tutta la parte tecnica è preziosa. Gli oggetti tendono ad apparire più grandi quando sono più vicini per via delle leggi della prospettiva e hanno una velocità apparente superiore; giroscopi e accelerometri su iPhone interpretano il movimento dell’apparecchio; una stima di come venga impugnato l’apparecchio e la giusta organizzazione software creano l’illusione di piani diversi che mediante l’effetto parallasse danno un effetto di profondità.

Ingegnoso e straordinario, obbligatorio per conoscere nozioni che dovrebbero appartenere alla cultura generale e per capire che cosa teniamo in mano. Noioso, pure. Tabini coglie il senso vero della novità a inizio articolo:

L’effetto parallasse è destinato a cambiare il modo in cui si interagisce fisicamente con l’elettronica da tasca.

Già adesso l’interfaccia di iOS cambia le ombre intorno ai pulsanti secondo l’orientamento e i movimento di iPhone. Aggiungere l’effetto parallasse è un ulteriore passo verso il modo in cui i nostri sensi captano e interpretano la realtà. iOS 7 aggiungerà uno strato in più di connessione emotiva tra noi e l’oggetto.

C’è già chi parla di trucchi da prestigiatore, cosmesi per nascondere la mancanza di idee migliori. Tutto può essere: c’è gente convinta che la discriminante per un buon apparecchio da tasca sia poter passare suonerie all’amico via Bluetooth oppure montare due Sim, o avere lo schermo grande grande pur stando in (qualche modo in) tasca.

Opinione personalissima: è gente che poi ti guarda come se tu fossi un telefono, capace di connessioni unicamente utilitaristiche. Preferisco essere ingenuo e cercare una connessione emotiva con un oggetto elettronico dopo avere fatto lo stesso con chi mi sta intorno.