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Io non c’entro niente

Nei giorni scorsi sono stato poco gentile verso Lifehacker per la sua pretesa di definire come migliori in assoluto editor di testo che piacciono alla redazione o che votano i suoi lettori, come se l’una o gli altri fossero padreterni che possono permettersi di dare patenti assolute di migliore o peggiore (senza neanche aggiungere un piccolo editor’s choice, la scelta della redazione, come da secoli si fa con onestà nel mondo dell’informazione).

Lifehacker si picca di dare consigli su qualsiasi cosa, per esempio come scegliere (e ricordare) grandi password.

Non le migliori password, stavolta, e si vede: tutti i siti dell’editore (Gawker Media) sono stati violati dai pirati e adesso su Internet gira allegramente un file da cui chiunque può provare a derivare nomi e password di chiunque si fosse registrato a Lifehacker.

Qualcuno dei fortunati ha chiesto a Gawker Media di poter cancellare il proprio account, per evitare di correre nuovamente rischi simili in futuro. Al momento è impossibile. Chi entra nelle grazie di Lifehacker non è previsto possa uscirne.

Tra le proprietà di Gawker Media – ovvero tra i parenti stretti di Lifehacker – sta Gizmodo, il sito che con grande finezza e rispetto, a dicembre 2008, diede Steve Jobs per morto entro la primavera 2009, al solo scopo di raccogliere ascolti e fare soldi.

Il gruppo di hacker autore della violazione, autobattezzatosi Gnosis, ha dichiarato ce la siamo presa con Gawker a causa della loro ostentata arroganza.

Volevo solo dire che io non c’entro niente e mi sono solo un po’ scandalizzato per la scorrettezza deontologica.

A meno che non fossero la punta di qualche iceberg di scorrettezze più vasto.